Stavo girando su internet e mi sono ricordato della "Internet Wayback Machine"... così ho pensato fosse curioso andare a reperire la primissima pagina del primissimo sito dinamico che sviluppai parecchi anni fa'...

Girando nel vecchio sito ho ritrovato un interessante sezione che riporto in calce.

Qualcuno ha voglia di darmi una mano ad aggiornarla fino ai giorni nostri?


"Revenge" comes out from my spirit of revenge against those mistakes we
 forget soon any time they don't hurt people we love.

They can be called "temporary tragedies", may be for the number of
victims, but... what about if we count even just a quarter of what
police can do without any right punishment?

Here below I can list only some accidents from 1943 to 1977, which
probably are not all, but are enough to give us an idea.


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27 luglio 1943
A Sarissola di Busalla (Genova), la polizia interviene contro gli operai
in sciopero, uccidendone uno.

27 luglio 1943
A Sestri Ponente (Genova), nel corso di uno sciopero le forze di polizia
aprono il fuoco ferendo gravemente un dimostrante, che morirà il 2 agosto
successivo.

27 luglio 1943
A Genova, le truppe aprono il fuoco sui cittadini che manifestano per la
caduta del regime uccidendone tre.

28 luglio 1943
A Reggio Emilia, un reparto militare apre il fuoco sugli operai delle
Officine Reggiane che intendono sfilare in corteo per le vie della città,
chiedendo la pace. Muoiono Antonio Artioli, Vincenzo Belocchi, Eugenio Fava,
Nello Ferretti, Armando Grisenti, Gino Menozzi, Osvaldo
Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi. Altre 42 persone restano ferite.

28 luglio 1943
A Bari, in piazza Roma un reparto militare apre il fuoco su un corteo guidato
da Luigi De Secly, liberale, e Fabrizio Canfora, azionista, che si dirige
verso il carcere cittadino per chiedere la liberazione dei detenuti politici.
Il bilancio è di 19 morti e 36 feriti (secondo altra fonte, 60 feriti).
Muoiono Fausto Buono, Gaetano Civera, Francesco De Gerolamo, Giuseppe Di Tulli,
Graziano Fiore, Nunzio Fiore, Michele Genchi, Vittorio Giove, Giuseppe Gurrado,
Paolo Ladisa, Michele La Ghezza, Angelo Lo Vecchio, Giovanni Nicassio,
Tommaso Piemontese, Giuseppe Potente, Gennaro Selvaggi, Francesco Sgrana,
Francesco Tanzarella, Vincenzo Tropete.

28 luglio 1943
A Milano, nel corso di scontri tra dimostranti antifascisti e forze di
polizia, queste ultime aprono il fuoco, uccidendo tre manifestanti e
ferendone altri 28. Una rivolta di detenuti politici a San Vittore, appoggiata
dall'esterno, è stroncata dall'esercito con l'impiego di mezzi corazzati e di
un battaglione di fanteria. Imprecisato il numero dei morti e dei feriti, mentre
4 detenuti vengono fucilati dopo un processo sommario.

28 luglio 1943
A Roma, nel carcere di Regina Coeli, esplode una rivolta capeggiata da
detenuti politici. L'intervento delle forze militari e di polizia provoca
5 morti e decine di feriti.

28 luglio 1943
A Sestri Ponente (Genova), proseguono manifestazioni operaie e scontri: la
polizia spara uccidendo un operaio e ferendone altri.

28 luglio 1943
A Genova, nel corso di uno sciopero generale si arriva a scontri, le forze
di polizia aprono il fuoco, uccidendo tre dimostranti e ferendone molti altri.

28 luglio 1943
A Sesto fiorentino, nel corso di scontri, la polizia uccide un ragazzo.
Viene uccisa una seconda persona durante il coprifuoco.

28 luglio 1943
A Bologna, nel corso di una manifestazione operaia, la polizia apre il fuoco
uccidendo un dimostrante.

24 settembre 1943
A Palma di Montechiaro (Agrigento), per stroncare la manifestazione della
popolazione contro il richiamo alle armi, reparti militari aprono il fuoco
uccidendo un uomo e una donna.

18 dicembre 1943
A Montesano (Salerno), nel corso di una rivolta durata 2 giorni, la popolazione
occupa gli uffici pubblici distruggendo i documenti riguardanti le tasse e il
razionamento, cercando anche di impadronirsi delle armi custodite nella caserma
dei carabinieri. La rivolta avvenuta su probabile istigazione di elementi comunisti,
scrivono i carabinieri nel loro rapporto, si conclude con un bilancio di 8 morti,
10 feriti e 55 arrestati.

19 ottobre 1944
A Palermo, un plotone di fanteria del 139. Rgt della divisione Sabauda apre
il fuoco sulla folla che dimostra, pacificamente, per il pane. 23 morti e 158
feriti sono il bilancio della strage. Rimangono uccisi: Giuseppe Balistreri,
Vincenzo Cacciatore, Domenico Cordone, Rosario Corsaro, Michele Damiano,
Natale DíAtria, Giuseppe Ferrante, Vincenzo Galat, Carmelo Gandolfo, Francesco
Giannotta, Salvatore Grifati, Eugenio Lanzarone, Gioacchino La Spisa,
Rosario Lo Verde, Giuseppe Maligno, Erasmo Midolo, Andrea Olivieri, Salvatore
Orlando,Cristina Parrinello, Anna Pecoraro, Vincenzo Puccio, Giacomo
Venturelli, Aldo Volpes.

23 ottobre 1944
A Licata (Agrigento), nel corso di una manifestazione di contadini, i
carabinieri aprono il fuoco uccidendone due, ferendone 19 e provvedendo a
denunciarne altri 80.

14-15 dicembre 1944
A Catania, una folla tumultuante manifesta contro il richiamo alle armi
devastando il Municipio, la sede del Banco di Sicilia dove sono ubicati gli
uffici dell'esattoria comunale, e recandosi dinanzi alla sede del Distretto
militare, dal cui interno i militari esplodono colpi di arma da fuoco che
uccidono il giovane Antonio Spampinato. Sono tratti in arresto 53 manifestanti,
fra i quali gli studenti separatisti Egidio Di Mauro, Salvatore Padova da
Ispica, Giuseppe La Spina; fra coloro che
risultano denunciati a piede libero vi sono Concetto Gallo, i fratelli
Gullotta, Michele Guzzardi, iuseppe Galli, Isidoro Avola, Guglielmo Paternù
Castello.

17 dicembre 1944
A Pedara, nella mattinata vengono lanciate 5 bombe a mano in due piazze del
paese, per protesta contro il richiamo alle armi dei giovani. A Vizzini, nel
pomeriggio, i carabinieri aprono il fuoco contro i dimostranti intenti ad
incendiare la sede del Municipio, uccidendone 2.

4 gennaio 1945
A Ragusa, l'esercito spara sulla folla che tenta di bloccare un camion che
trasportava giovani verso il fronte, ferendo gravemente un ragazzo e uccidendo
il sacrestano della chiesa di san Giovanni, con una bomba a mano che gli
stacca la testa. La rivolta dei "non si parte", lungi dal sedarsi, si inasprisce.

5-6 gennaio 1945
A Ragusa, i rivoltosi si impadroniscono di alcuni quartieri, elevando barricate
ed iniziano la resistenza armata. La rivolta è guidata da militanti socialisti
e soprattutto comunisti, ignari delle posizioni del partito che ha
stigmatizzato la rivolta come "rigurgito fascista". La vendetta dell'esercito
sarà spietata. Le cifre ufficiali danno 18 morti e 24 feriti tra carabinieri
e soldati, e 19 morti e 63 feriti fra gli insorti nella sola Ragusa e provincia,
ma diverse fonti le ritengono cifre sottostimate.

11 marzo 1945
A Palermo, la folla assalta gli uffici delle imposte e la sede dell'ispettorato
dei dazi e consumi, dirigendosi poi verso la prefettura. Negli scontri che ne
seguono con le forze di polizia, rimangono uccisi un commissario di Ps ed un giovane
operaio.

2 maggio 1945
A Gravina di Puglia (Bari), si arriva a scontri fra la popolazione e la polizia.
Appartenenti alle forze di polizia uccidono Vincenzo Lobaccaro, bracciante,
omonimo di un ex confinato antifascista e scambiato per quest'ultimo.

2 luglio 1945
A Minervino Murge (Bari), i carabinieri assediati nella loro caserma aprono
il fuoco, nel tentativo di aprirsi un varco, contro la popolazione che circonda
lo stabile, uccidendo un manifestante.

11 settembre 1945
A Piazza Armerina (Enna), nel corso di uno scontro con dimostranti, un carabiniere
uccide il militante socialista Giovanni Pivetti.

dicembre 1945
A San Severo, San Marco in Lamis, Torremaggiore, Martinafranca, tutti in provincia di
Foggia e ad Ostuni (Bari), manifestazioni contadine vengono soffocate dalle
forze di polizia che, in diverse circostanze, uccidono tre contadini e ne
feriscono altri 2.

5-6 marzo 1946
A Andria (Bari), una manifestazione di disoccupati si trasforma in una vera
e propria insurrezione. Le forze di polizia sparano uccidendo 4 dimostranti
e ferendone un centinaio, ma infine vengono disarmate e tenute in ostaggio.
Il giorno successivo, 6 marzo, per l'intervento di rinforzi, le forze di
polizia uccidono altri 3 dimostranti. Muoiono anche 1 appuntato dei carabinieri
e 2 militi. L'insurrezione avrà termine la sera del 6 per l'arrivo di
preponderanti forze militari e di polizia. Racconterà nelle sue memorie il
ministro degli Interni, Romita "Voglio i responsabili, tutti, nessuno escluso,
dissi: nel volgere di poche ore furono fermate centinaia di persone". La
rivolta viene condannata dal segretario Cgil Di Vittorio, che invita i
rivoltosi a rientrare nell'ordine. Andria è l'episodio culminante di una
lotta pre-insurrezionale che serpeggia in centinaia di località in tutta la
Puglia: da Bari a Foggia, da Lecce a Ceglie, da Spinazzola a Bisceglie, con
decine di morti e centinaia di feriti.

12 marzo 1946
A Palermo, disoccupati e reduci di guerra tentano di assaltare la Prefettura
per protestare per la mancanza di lavoro. Le forze di polizia aprono il fuoco,
uccidendo Giuseppe Maltesi e un altro dimostrante e ferendo 30 persone. Negli
scontri muore anche il commissario di Ps Calderone.

21 marzo 1946
A Messina, nel corso di una manifestazione di protesta contro la disoccupazione
e l'assenteismo del governo, le forze di polizia sparano uccidendo il soldato
di leva Salvatore Caramanna ed un bambino, e ferendo altri 24 dimostranti.

30 marzo 1946
A Foggia, reduci e disoccupati assaltano il treno Bologna-Bari asportando
generi alimentari, dopo aver danneggiato gli uffici annonari, quelli delle
tasse ed il consorzio agrario. Le forze di polizia sparano, uccidendo un
dimostrante e ferendone 18.

3 aprile 1946
A Molfetta (Bari), manifestanti attaccano il Municipio, saccheggiano magazzini
e alcuni pastifici. La polizia interviene facendo uso delle armi da fuoco ed
uccidendo 3 dimostranti.

4 aprile 1946
A Cerignola (Foggia), la polizia reprime una manifestazione di contadini,
facendo uso delle armi da fuoco e provocando la morte di 2 dimostranti.

5-6 agosto 1946
A Caccamo (Palermo), a causa della requisizione del grano esplode il
risentimento dei contadini affrontati, armi alla mano, dalle forze di polizia.
Il bilancio degli scontri che ne seguono è di 18 morti e un centinaio di feriti
fra i contadini, e di 4 morti e 15 feriti fra le forze di polizia.

9 ottobre 1946
A Roma, nel corso della manifestazione indetta dagli operai del Genio civile,
dinanzi al Viminale si arriva allo scontro. L'intervento di reparti di
cavalleria e di ulteriori rinforzi di polizia evita la
invasione del palazzo e, mentre gli operai si ritirano, viene aperto il fuoco
contro di loro. Il bilancio finale è di 3 operai uccisi (Enrico Costantini,
Giuseppe Grossetti, Adolfo Scurti), 82 feriti tra i dimostranti e 59 tra le
forze di polizia.

27 dicembre 1946
A Bari, ad una manifestazione contro la disoccupazione seguono scontri, nel
corso dei quali le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo lo studente
universitario Domenico Liaci ed un operaio. Altri 25 dimostranti rimangono
feriti insieme a 6 agenti.

7 marzo 1947
A Messina, nel corso di uno sciopero generale contro il carovita e per aumenti
salariali, i carabinieri caricano e uccidono gli operai comunisti Biagio
Pellegrino e Giuseppe Maiorana e feriti altri 3 dimostranti.

12 aprile 1947
A Petilia Policastro (Catanzaro), nel corso di una manifestazione di protesta,
la polizia spara uccidendo Francesco Mascaro e Isabella Carvelli, e ferendo
molti altri manifestanti.

29 aprile 1947
A Potenza, una manifestazione contadina per il lavoro viene stroncata dalla
polizia che, quando la folla tenta di occupare la prefettura, apre il fuoco
uccidendo uno studente liceale e ferendo altri 14 dimostranti.

7 giugno 1947
A Messina, durante una manifestazione contro la disoccupazione, i carabinieri
aprono il fuoco uccidendo Ludovico Maiorana, Antonio Pellegrini e Carlo Rocco.

15 novembre 1947
A Cerignola (Foggia), nel corso di una manifestazione contadina, la polizia
apre il fuoco uccidendo Domenico Angelini e Onofrio Perrone. Per reazione,
i dimostranti danneggiano il palazzo di un agrario e le sedi di alcuni partiti.
Anche 2 agenti di Ps rimangono uccisi negli scontri. 114 lavoratori vengono
incriminati.

18 novembre 1947
A Corato (Bari), nel corso di uno sciopero generale la polizia apre il fuoco
contro i contadini uccidendo Diego Masciavà sindacalista Cgil, il bracciante
Pietrino Neri e la contadina Anna Raimondi. Altri 10 manifestanti rimangono
feriti. A Trani, nel corso del medesimo sciopero
generale, la polizia carica ferendo gravemente due dimostranti. A Bisceglie
(Lecce), la polizia apre il fuoco su una folla di disoccupati che chiedono
lavoro.

20 novembre 1947
A Campisalentino (Lecce) nel corso di una manifestazione di contadini che
contrappone crumiri e scioperanti, i carabinieri sparano contro questi ultimi,
uccidendo Antonio Augusti e Santo Niccoli e ferendo altri 7 dimostranti.

25 novembre 1947
A Bisignano (Caserta), nel corso di una manifestazione ostile dinanzi alla
sede dell'Uomo qualunque, la polizia apre il fuoco sui dimostranti uccidendo
l'operaio Rosmundo Mari, e ferendone numerosi altri.

5 dicembre 1947
Ad Agrigento, una manifestazione di disoccupati è repressa dalla Celere con
l'uso di armi da fuoco. Viene ucciso un dimostrante e feriti gravemente 3
donne e un bambino.

5 dicembre 1947
A Roma, nel corso di uno sciopero degli edili le forze di polizia aprono il
fuoco, nel quartiere di Primavalle, sui manifestanti, uccidendo l'operaio
Giuseppe Tanas e ferendone altri 2.

21 dicembre 1947
A Canicattì, nel corso di uno sciopero i carabinieri, intervenuti a proteggere
la sede dell'Uomo qualunque, aprono il fuoco uccidendo Giuseppe Amato, Salvatore
Lauria e Giuseppe Lupo, ferendo gravemente 9 persone e lievemente altre 11.

30 marzo 1948
A Pantelleria, una manifestazione contro l'iniquità delle sanzioni fiscali è
repressa dalle forze di polizia con l'uso di armi da fuoco che provocano la
morte di Antonio Valenza, Giuseppe Pavia e Michele Salerno.

13 aprile 1948
Ad Andria (Bari), nel corso di uno sciopero agricolo represso dalle forze di
polizia, viene ucciso a colpi di moschetto il bracciante Riccardo Suriano,
rimasto isolato dai suoi compagni perché stordito dai gas lacrimogeni.

20 maggio 1948
A Trecenta (Ro), nel corso dello sciopero indetto dai braccianti nell'azienda
dei conti Spoletti, i carabinieri intervengono arrestando il contadino Bruno
Barberini, per poi aprire il fuoco contro la massa di braccianti in attesa
nella piazza del paese, uccidendo Evelino Tosarello, comunista, e ferendo
gravemente Vanilio Pagaini e Silvio Berterelli.

4 giugno 1948
A Spino d'Adda (Cremona), nel corso di una manifestazione di braccianti
contro gli agrari, i carabinieri aprono il fuoco uccidendo il contadino
Luigi Venturini.

2 luglio 1948
A San Martino in Rio (Re), nel corso dello sciopero, i carabinieri intervenuti
in forza per reprimerlo uccidono il contadino Sante Mussini, schiacciato da
una autoblinda.

14 luglio 1948
A Napoli, nel corso di un comizio a piazza Dante di protesta contro
l'attentato a Togliatti, la polizia carica senza preavviso i partecipanti,
ferendone 20 e uccidendo lo studente Giovanni Quinto e
l'operaio Angelo Fischietti.

14 luglio 1948
A Taranto, nel corso dello sciopero dei cantieri navali e delle officine per
protesta contro l'attentato a Togliatti, le forze di polizia caricano i
manifestanti dinanzi alla sede della Camera del lavoro,
uccidendo l'operaio Angelo Gavartara e ferendo altri 4 manifestanti. Rimane
gravemente ferito l'agente di Ps Giovanni D'Oria, che morirà qualche giorno
più tardi in ospedale.

14 luglio 1948
A Livorno si ingaggia una vera battaglia di strada; i dimostranti svaligiano
negozi di armi e disarmano pattuglie di agenti di Ps. Nel corso degli scontri
che ne seguono, viene ucciso un operaio ed altri 18 dimostranti sono feriti.
Viene ucciso anche l' agente di Ps Giorgio Lanzi, e altri 4 rimangono feriti.

14-15 luglio 1948
A Genova, esplode la rivolta operaia per l'attentato contro Palmiro Togliatti.
Migliaia di manifestanti affluiscono in piazza De Ferrari, poi viene attaccata
la caserma della polizia a ponte Spinola, presa ed incendiata una camionetta
della polizia e presi in ostaggio 6 celerini, devastata la sede del Msi in
via XX settembre, dove i manifestanti bloccano 5 autoblinde della polizia,
saltando sulle torrette e disarmando gli occupanti. Tutte le fabbriche sono
ferme e un comizio alle 17,00 vede la partecipazione di 100.000 lavoratori;
mentre in tutta la città accadono episodi di fraternizzazione fra operai e
soldati. Sorgono barricate, difese da mitragliatrici, radio e giornali passano
sotto il controllo della Camera del lavoro. La rivolta si estende a Sestri
ponente, Bolzaneto, Chiavari, Nervi. Alle 13 del 15 luglio il prefetto
dichiara lo stato d'assedio e viene scatenata una repressione durissima,
mentre i dirigenti di Pci, Psi e Cdl invitano i dimostranti a desistere.
La polizia fa uso massiccio di armi da fuoco che uccidono, nel primo giorno
della rivolta, Biagio Stefano e Mariano d'Amori e, il giorno seguente,
Angiolina Alice Roba, mentre 43 sono i manifestanti feriti.

15 luglio 1948
A Bologna, nel corso della manifestazione di protesta per l'attentato a
Togliatti, la Celere apre il fuoco uccidendo un operaio e ferendone gravemente
altri 11.

15 luglio 1948
A Porto Marghera (Venezia), i manifestanti comunisti provvedono a disarmare
agenti di Ps e carabinieri, ma in uno scontro a fuoco la polizia uccide
l'operaio Cesare Pietro e ne ferisce un secondo.

15 luglio 1948
A Gravina di Puglia (Bari), i manifestanti invadono il pastificio Divella e
nel successivo intervento le forze di polizia uccidono a colpi di moschetto
il bracciante comunista Michele d'Elia.

19 luglio 1948
A Siena, nel corso dei funerali dei 2 rappresentanti delle forze di polizia
rimasti uccisi a Abbadia San Salvatore il 15 luglio, la polizia invade la
sede della Confederterra e uccide il capo lega di Torrenieri, Severino Meattini,
malmenando i presenti e arrestando il segretario.

24 luglio 1948
A Gravina di Puglia (Bari), nel corso di una manifestazione di braccianti le
forze di polizia, intervenute con l'abituale violenza, uccidono l'attivista
sindacale Luigi Schiavino e, sempre negli stessi giorni, il bracciante
Bonifacio Loglisci.

12 ottobre 1948
A Tricarico (Matera), la polizia apre il fuoco sui partecipanti ad una
manifestazione di sinistra, uccidendone 3.

15 ottobre 1948
A Dairago di Arconate (Mi), nel corso di una manifestazione, le forze di
polizia aprono il fuoco uccidendo Pietro Paganini, presidente dell'Anpi di Dairago.

17 febbraio 1949
A Isola Liri (Frosinone), nel corso di una manifestazione di protesta organizzata
da operai in sciopero, i carabinieri aprono il fuoco provocando il ferimento di
35 dimostranti, dei quali 7 in gravi condizioni, e la morte dell'operaio
Tommaso Diafrate, travolto da un automezzo dei militi.

17 marzo 1949
A Terni, nel corso di una manifestazione di protesta contro il Patto atlantico,
le forze di polizia sparano uccidendo l'operaio delle Acciaierie Luigi Trastulli
e ferendone altri 12.

19 aprile 1949
A Mazara del Vallo (Trapani), nel corso di una manifestazione di braccianti,
la polizia apre il fuoco uccidendo un contadino.

17 maggio 1949
A Molinella (Bologna), nel corso di uno sciopero generale dei braccianti in
Val Padana, è ferita da un colpo di fucile al braccio la socialista Adele
Toschi e la mondina Maria Margotti viene falciata da una raffica di mitra,
mentre altre 30 persone sono ferite.

26 agosto 1949
A Medigliano (Padova), nel corso di una manifestazione le forze di polizia
aprono il fuoco uccidendo davanti alla lapide dei caduti il partigiano
Bruno Cameran.

30 ottobre 1949
A Melissa (Catanzaro), nel corso dell'occupazione della tenuta Fragalà,
incolta, del barone Berlingeri le forze di polizia aprono il fuoco sui contadini,
uccidendo Giovanni Zito, Francesco Nigro, Angelina Mauro e provocando altri
15 feriti.

31 ottobre 1949
A Isola di Caporizzuto (Catanzaro), la polizia apre il fuoco sui partecipanti
ad una manifestazione di braccianti, uccidendo Matteo Aceto, organizzatore di
occupazioni di terre. Un altro bracciante viene assassinato a Bondeno.
Nel solo crotonese, sono stati occupati 6.000 ettari di terra e la lotta ha
coinvolto migliaia di persone.

9 novembre 1949
A Crotone (Catanzaro), nel corso di una manifestazione contadina, la polizia
apre il fuoco uccidendo una donna.

29 novembre 1949
A Torremaggiore (Foggia), nel corso di un comizio di protesta per delle
violenze verificatesi il giorno precedente a San Severo, le forze di polizia
caricano senza preavviso i partecipanti facendo anche uso di armi da fuoco,
e uccidendo i braccianti Giuseppe La Medica e Antonio Lavacca, mentre la sarta
Giuseppina Faenza muore a causa dello spavento; altri 10 i feriti.

29 novembre 1949
A Bagheria (Palermo), nel corso di una manifestazione contadina, i carabinieri
intervengono aprendo il fuoco e uccidendo la contadina Filippa Mollica Nardo.

14 dicembre 1949
A Montescaglioso (Matera), nel corso di un rastrellamento alla ricerca dei
responsabili di alcune occupazioni di terre, avvenute nei giorni precedenti,
i carabinieri uccidono i braccianti Michele Oliva e Giuseppe Novello, mentre
altri 5 rimangono feriti.

9 gennaio 1950
Strage della polizia a Modena, dove i lavoratori del complesso siderurgico
Orsi, dopo il licenziamento di 200 operai su 800 ed una serrata padronale di
40 giorni, si erano avvicinati ai cancelli nell'intento di riprendere il lavoro.
La polizia apre il fuoco uccidendo Angelo Appiani di 30 anni, Renzo Bersani
di 21, Arturo Chiappelli di 43, Ennio Garagnani di 21, Arturo Malagoli di 21
e Roberto Rovati di 36. Altri 51 operai rimangono feriti.

2 marzo 1950
A Petralia (Palermo), nel corso di una manifestazione di protesta, la polizia
apre il fuoco sui dimostranti, uccidendone 2 e ferendone un terzo.

14 marzo 1950
A Porto Marghera (Mestre), nel corso di una manifestazione di protesta contro
i licenziamenti degli operai della Breda, le forze di polizia aprono il fuoco
uccidendo Nerone Piccolo di 25 anni e Virgilio Scala di 33 e ferendo altri 5
lavoratori. I lavoratori di Venezia organizzano una manifestazione di protesta
aperta dai parenti delle vittime che recano gli indumenti degli operai uccisi,
insanguinati e forati dalle pallottole. Rinvenuti sul luogo della sparatoria 1 Kg.
di bossoli di armi automatiche di grosso calibro.

23 marzo 1950
Ad Avezzano (Aquila), nel corso di una manifestazione di protesta per i fatti
di Lentella, la polizia apre il fuoco sui dimostranti, uccidendo Francesco Laboni.

1 maggio 1950
A Celano (Aquila), nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco
uccidendo Antonio Berardicuti e Agostino Paris, mentre altri 12 dimostranti
vengono feriti. Il comunista Antonio d'Alessandro viene ucciso, nelle medesime
circostanze, da fiancheggiatori delle forze di polizia al servizio degli agrari.

17 gennaio 1951
A Adrano (Ct), la polizia apre il fuoco sui militanti di sinistra che protestano
contro la visita di Eisenhower, uccidendo Girolamo Rosano, bracciante 19enne
iscritto alla Cisl e ferendo altre 11 persone fra i quali, gravissimo, il 16enne
Francesco Greco. Una donna muore per attacco cardiaco, poco dopo la sparatoria.
La prima carica, con uso di armi da fuoco, avviene davanti alla Camera del
lavoro dove i manifestanti si stavano concentrando, la seconda contro il corteo,
effettuata con mitra e lacrimogeni. Secondo il quotidiano "L'Unità" si sarebbe
sparato anche dal balcone di tale Filadelfio Cancio, iscritto al Msi e
dell'avvocato Danielo, già segretario del Fascio.

18 gennaio 1951
A Comacchio (Ravenna), una manifestazione di protesta contro Eisenhower,
la Nato e per le precarie condizioni dei braccianti agricoli, viene stroncata
dalle forze di polizia con estrema violenza e l'uso di armi da fuoco. Nella
carica, ordinata verso mezzogiorno dai carabinieri, all'incrocio fra corso
Garibaldi e via Bonnet, rimane ucciso il bracciante Antonio Fantinuoli di 61
anni, decine i feriti fra i quali gravemente Gaetano Farinelli e il 17enne
Eros Bonazza.

18 gennaio 1951
A Piana degli Albanesi, i manifestanti che protestano contro la visita del
generale Eisenhower, al grido di "non daremo i nostri figli alla guerra
americana" e "via lo straniero", vengono caricati dai carabinieri con bombe
lacrimogene. I dimostranti riescono a spegnerle e continuano la protesta.
Il maresciallo dei carabinieri, a questo punto, ordina il fuoco e un milite
spara al bracciante Domenico Lo Greco, padre di 4 figli che, portato in
ospedale, muore qualche ora dopo.

19 marzo 1952
A Villa Literno (Ce), nel corso di una manifestazione contadina indetta per
protestare contro le ingiuste assegnazioni delle terre già dell'Opera
nazionale combattenti, le forze di polizia caricano e
uccidono Luigi Noviello, padre di 8 figli, feriscono gravemente Armando
Vitiello e provocano diversi contusi.

30 marzo 1953
A Bitonto, durante la protesta nazionale contro la "legge truffa", la polizia
caricando i manifestanti, colpisce a morte Francesco Ricci di 57 anni, che
morirà alcuni giorni dopo.

17 febbraio 1954
A Mussumeli (Cl), nel corso di una manifestazione popolare di protesta per
la cronica mancanza di acqua e la pretesa dell'Ente acquedotti di riscuotere
comunque le bollette, le forze di polizia aprono il fuoco sulla folla davanti
al Municipio, uccidendo Onofria Pellicceri, Giuseppina Valenza, Vincenza
Messina e Giuseppe Cappalonga di 16 anni. Fra i numerosi feriti, 9 sono gravi
e fra loro un bambino di 7 anni, Baldassare Mistretta.

17 febbraio 1954
A Barrafranca (Enna), i carabinieri sparano contro i partecipanti ad una
manifestazione contadina, uccidendo un bambino di 5 anni.

4 febbraio 1956
A Venosa (Potenza), nel corso di uno sciopero dei braccianti, le forze di
polizia aprono il fuoco sui dimostranti, uccidendo Rocco Girasole.

7 febbraio 1956
A Andria (Bari), la polizia apre il fuoco su una manifestazione di braccianti,
uccidendo Domenico Ruotolo e ferendone vari altri.

20 febbraio 1956
A Comiso, un'assemblea di braccianti che protestano per la mancanza di lavoro
viene assalita dalle forze di polizia, che uccidono Paolo Vitale e Cosimo De Luca.

14 marzo 1956
A Barletta (Bari), una folla di circa 4.000 persone accalcata dinanzi alla
sede della Pontificia opera di assistenza per ritirare pacchi di viveri ed
indumenti, viene caricata dalle forze di polizia che aprono il fuoco, uccidendo
Giuseppe Di Corato, Giuseppe Spadaro e Giuseppe Lojodice e ferendo gravemente
altri 6.

30 ottobre 1959
A Spoleto, una manifestazione di protesta per la chiusura del cotonificio è
caricata dalle forze di polizia che lanciano candelotti lacrimogeni, il fumo
dei quali provoca la morte dell'operaio Arcangelo Fiorelli che, arrampicato
su un palo della luce per ragioni di lavoro, precipita al suolo.

5 luglio 1960
A Licata, una manifestazione popolare contro il carovita e la mancanza di
lavoro è caricata selvaggiamente dalla polizia. Rimane ucciso Vincenzo Napoli,
mentre cercava di difendere un bambino tenuto fermo ad un muro e picchiato
dai celerini.

7 luglio 1960
A Reggio Emilia, la polizia interviene contro una massa di cittadini che segue,
all'esterno del teatro dove si svolge, un comizio contro il governo Tambroni.
Per disperdere la folla di circa 20.000 cittadini, oltre ai caroselli con le
jeep la polizia apre il fuoco uccidendo Lauro Farioli, Ovidio Franchi,
Marino Serri, Emilio Reverberi e Afro Tondelli. 21 risultano i feriti.
Viene arrestato, dopo la strage perpetrata dalla polizia, Alberto Bedini.
Gli agenti inquisiti saranno assolti definitivamente nel luglio 1960.

8 luglio 1960
A Palermo, il centro è presidiato fin dalle prime ore del mattino dalla
Celere per disturbare lo sciopero generale proclamato dalla Cgil. Alle
violente cariche i dimostranti rispondono. Restano uccisi Francesco Vella,
organizzatore delle leghe edili, mentre soccorre un ragazzo colpito da un
lacrimogeno, Giuseppe Malleo, Rosa La Barbera e Andrea Cangitano di 18 anni,
non si sa se da poliziotti o mercenari. Una manifestazione indetta alle 18
davanti a municipio, questura e prefettura viene respinta con l'impiego di
armi da fuoco. Gli scontri continuano fino a notte, seguiti da rastrellamenti
e pestaggi dei fermati. Bilancio: 300 fermi, centinaia di feriti e contusi,
40 persone medicate per ferite da armi da fuoco.

8 luglio 1960
A Catania, nel corso dello sciopero contro il governo Tambroni, le forze di
polizia caricano i manifestanti con lancio di candelotti lacrimogeni. Un
edile disoccupato, Salvatore Novembre, rimasto isolato viene massacrato a
manganellate e finito a colpi di pistola. Altri 7 manifestanti rimangono
feriti.

11 maggio 1961
A Sarnico (Bs), una manifestazione di protesta da parte degli operai contro
i licenziamenti, viene stroncata dai carabinieri che aprono, senza alcuna
motivazione plausibile, il fuoco uccidendo il disoccupato Mario Savoldi.

28 maggio 1962
A Ceccano (Frosinone), i carabinieri aprono il fuoco sugli operai del
saponificio Scala, in sciopero da 34 giorni, che protestano contro i crumiri
assunti dalla direzione. Viene ucciso l'operaio Luigi Mastrogiacomo e altri
7 rimangono feriti.

27 ottobre 1962
A Milano, mentre è in corso una manifestazione contro il blocco aeronavale
imposto dagli Stati uniti a Cuba, i reparti della Celere caricano i partecipanti
travolgendoli e uccidono, schiacciandolo contro un muro, lo studente Giovanni
Ardizzone.

12 settembre 1968
A Lodà (Nuoro), nel corso di una manifestazione, i carabinieri intervengono
aprendo il fuoco sui dimostranti e uccidendo l'operaio Vittorio Giua.

2 dicembre 1968
Ad Avola (Siracusa), la Celere apre il fuoco contro una manifestazione di
braccianti, in agitazione nel quadro di una settimana di scioperi per il
rinnovo del contratto, uccidendo Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona.

9 aprile 1969
A Battipaglia (Salerno) viene caricata violentemente una manifestazione di
operai e braccianti dalla polizia che spara, uccidendo Teresa Ricciardi e
Carmine Citro, 19 anni, e ferendo molti altri manifestanti. La manifestazione,
che aveva bloccato il traffico sull'Autosole, era stata indetta nel corso di
uno sciopero cittadino, per protestare contro la chiusura degli stabilimenti
che davano occupazione alla zona (uno per uno, hanno chiuso i battenti il
tabacchificio Santa Lucia, Baratta, D'Amato, D'Agostino, Giambardella e il
zuccherificio Ziis) e chiedere terra e lavoro.

27 ottobre 1969
A Pisa, la polizia carica i manifestanti del movimento, uccidendo con un
candelotto lacrimogeno sparato a tiro teso ed altezza d'uomo lo studente
Cesare Pardini; numerosi altri manifestanti rimangono feriti. Vengono spiccati
12 mandati di cattura per "radunata sediziosa, resistenza, violenza privata,
lesioni aggravate, danneggiamento aggravato, detenzione, uso e trasporto di
materiali esplosivi" ; 5 manifestanti (3 operai e 2 studenti) sono arrestati
e tradotti nel carcere di Livorno, gli altri 7 si rendono latitanti.

14 luglio 1970
A Reggio Calabria, si verificano dimostrazioni e scontri tra forze di polizia
e popolazione alla notizia che è stata prescelta la città di Catanzaro come
capoluogo di regione. Nel corso degli scontri la polizia uccide il ferroviere
Bruno Labate.

27 settembre 1970
A Reggio Calabria, nel corso di incidenti con i manifestanti per "Reggio capoluogo",
la polizia uccide Angelo Campanella.

12 dicembre 1970
A Milano, la polizia guidata dal vice questore Vittoria carica con lacrimogeni e
pestaggi un corteo indetto dalla sinistra extraparlamentare nell'anniversario
della "strage di Stato", e per solidarizzare con i militanti dell'Eta sotto
processo a Burgos, uccidendo Saverio Saltarelli di 22 anni, provocando decine
di feriti fra i quali il giornalista Giuseppe Carpi, colpito da un proiettile.
Per la morte di Saltarelli saranno successivamente inquisiti il capitano dei
carabinieri Antonio Chirivi e il capitano di Ps Alberto Antonietti.

2 febbraio 1971
A Foggia, nel corso di uno sciopero la polizia apre il fuoco uccidendo il
bracciante Domenico Centola.

12 giugno 1971
A Palermo, un attivista del Partito repubblicano, Michele Guaresi di 32 anni,
viene ucciso con un colpo di pistola da un agente di Ps perché sorpreso ad
affiggere manifesti elettorali del suo partito dopo il termine consentito.

17 settembre 1971
A Reggio Calabria, nel corso di incidenti con dimostranti per "Reggio capoluogo", l
e forze di polizia fanno uso di armi da fuoco uccidendo Carmelo Jaconis.

11 marzo 1972
A Milano, la Questura autorizza un raduno della maggioranza silenziosa che
raccoglie alcune centinaia di persone a piazza Castello; a margine di questa
manifestazione, vengono malmenati un cronista del Giorno e un fotografo. La
Questura vieta per contro la piazza alla sinistra extraparlamentare che vuole
manifestare per la libertà di Valpreda e contro il governo Andreotti e la
"strage di Stato". I giovani si radunano egualmente in vari punti della città
ed impegnano la polizia,
tenendo il centro per tutto il pomeriggio. Rimane ucciso da un candelotto
lacrimogeno sparato ad altezza díuomo dalla polizia, il pensionato Giuseppe
Tavecchio (per la sua morte verrà incriminato per "omicidio colposo", il
capitano di Ps Dario Del Medico, condannato in primo grado e, infine, assolto
in appello perché "il fatto non costituisce reato") e si contano 40 feriti.
Nei giorni seguenti, perquisizioni a tappeto, la Questura annuncia 99 arresti:
fra essi, il nostro compagno, Luigi Cipriani, "comandante" delle forze di
piazza, che dovrà rendersi latitante per sfuggire all'arresto, nonché
l'avvocato Leopoldo Leon, non presente ai fatti, che raccoglieva
testimonianze sul comportamento della polizia, per "concorso ideologico
nei reati di resistenza aggravata e devastazione".

5 maggio 1972
A Pisa, le forze di polizia caricano i militanti della sinistra
extraparlamentare che contestano il comizio del missino Niccolai,
provocando decine di feriti e procedendo a 20 arresti. Fra questi,
l'anarchico Franco Serantini di vent'anni, che al momento del fermo viene
selvaggiamente percosso con i calci dei fucili, pugni e calci. Morirà due
giorni dopo nel carcere di Pisa, privo di cure, per frattura della scatola
cranica. Il pretore condannerà il capitano di Ps Amerigo Albini e l'agente
Giovanni Colantoni a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per "falsa testimonianza".
Anche a Bergamo, le forze di polizia caricano violentemente i militanti di
sinistra che contestano il comizio del missino Tremaglia, provocando il
ferimento di 15 giovani.

23 gennaio 1973
A Milano, in serata 100 poliziotti agli ordini del vice questore Paolella e
Cardile e del tenente Vincenzo Addante circondano la Bocconi contro una
manifestazione di studenti del movimento, indetta per protestare contro i
provvedimenti repressivi della libertà di riunione, adottati sulla scia di
quelli alla Statale. Un agente di Ps apre il fuoco contro i manifestanti in
fuga, colpendo a morte lo studente Roberto Franceschi. Rimane ferito anche
l'operaio Roberto Piacentini, al quale una pallottola sfiora un polmone.
Il giorno successivo, in gravissime condizioni, verrà incriminato per ben
5 reati. Si verifica nei giorni successivi un rimbalzo di responsabilità
per l'intervento della polizia fra il rettore Giordano Dell'Amore e la
Questura, che avanza la versione dell' "agente in preda a raptus".

8 settembre 1974
A Roma, si rinnovano gli interventi repressivi della polizia nel quartiere
san Basilio contro gli occupanti di case, anche con l'uso di armi da fuoco
che uccidono il militante di sinistra Fabrizio Ceruso.

17 aprile 1975
In molte città, si svolgono manifestazioni di protesta per l'uccisione di
Claudio Varalli da parte del fascista Braggion. A Milano, la manifestazione
è repressa dalla polizia con ampio uso di armi da fuoco. Un manifestante,
l'insegnante Giannino Zibecchi di 27 anni, è ucciso da un camion dei carabinieri
guidato dal milite Sergio Chiairieri, salito sul marciapiede per caricare
i partecipanti. I tre militi inquisiti per l'uccisione saranno definitivamente
scagionati nel novembre 1980.

18 aprile 1975
A Firenze, una manifestazione antifascista è attaccata dalla polizia con
l'uso di armi da fuoco. Un agente di Ps uccide Rodolfo Boschi e ferisce
Francesco Panichi.

16 maggio 1975
A Napoli, la polizia carica i disoccupati che hanno occupato la sala consiliare
del Comune, provocando 34 feriti e travolgendo con un automezzo Gennaro
Costantino, determinandone la morte. Numerosi sono gli arrestati fra i
dimostranti, che si sono difesi con sassaiole, impegnando la polizia in scontri.

22 novembre 1975
A Roma, nel corso di una manifestazione a favore della liberazione dell'Angola
dal dominio portoghese, i carabinieri aprono il fuoco uccidendo il diciottenne
Pietro Bruno e ferendo gravemente altri 3 militanti di sinistra. Per l'uccisione
di Bruno saranno inquisiti il sottotenente dei carabinieri Saverio Bosio, il
carabiniere Pietro Colantuono e l'agente di Ps Romano Tammaro. Il giudice
istruttore Pasquale Lacanna nella sua ordinanza di proscioglimento scriverà:
"Se per la difesa dei superiori interessi dello Stato, congiuntamente alla
difesa personale, si è costretti ad una reazione proporzionata alla offesa,
si può compiangere la sorte di un cittadino la cui vita è stata
stroncata nel fiore degli anni ma non si possono ignorare fondamentali principi
di diritto. La colpa della perdita di una vita umana è da ascrivere alla
irresponsabilità di chi, insofferente della civile vita democratica, semina
odio tra i cittadini".

7 aprile 1976
A Roma, in occasione della trattazione in Cassazione del caso Marini, per il
quale è riconfermata la condanna, manifestano gli anarchici e la sinistra
rivoluzionaria dinanzi al Palazzaccio e al ministero di Grazia e giustizia.
Il secondino Domenico Velluto, in servizio dinanzi al ministero, spara contro
alcuni giovani che avevano lanciato delle bottiglie molotov contro l'edificio,
uccidendo con un colpo alla nuca il 21enne Mario Salvi.

11 marzo 1977
A Bologna, la polizia carica i militanti di sinistra e del movimento che
manifestano per le vie cittadine. I carabinieri aprono il fuoco, uccidendo
Pier Francesco Lorusso di Lotta continua. I giovani continuano a manifestare,
caricati a più riprese. Sono arrestate in seguito agli scontri 45 persone fra
cui Renato Resca, Nicola Rastigliano, Diego Benecchi, Alberto Armaroli, Mauro
Collina, Raffaele Bertoncelli, Giancarlo Zecchini, Albino Bonomi, Fausto Bolzani,
Carlo Degli Esposti, fra gli altri. Per la morte di Lorusso sarà inquisito il
capitano dei carabinieri Pietro Pistolese.

12 maggio 1977
A Roma, la polizia carica una dimostrazione pacifica, organizzata dai radicali
per ricordare la vittoria del referendum sul divorzio, facendo largo uso di armi
da fuoco ed uccidendo Giorgiana Masi, diciannovenne, e ferendo altri 7 giovani,
tra i quali Elena Ascione. Fra gli agenti di Ps
che aprono il fuoco viene ritratto in una foto Giovanni Santone, in forza
alla squadra mobile.

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